La dinamica classica e i principi di Newton costituiscono il fondamento della meccanica.
Questo capitolo analizza forza, massa, accelerazione e sistemi inerziali.
Se la cinematica descrive come varia nel tempo la posizione di un corpo,
la dinamica affronta la questione più profonda:
quale relazione esiste tra le cause meccaniche esterne
e la conseguente variazione dello stato di moto?
La risposta a questa domanda è contenuta nei tre princìpi di Newton,
che costituiscono il fondamento della meccanica classica.
Princìpi di Newton
Sistemi inerziali
Massa inerziale
ΣF = ma
Momento di una forza
massa inerziale e accelerazione.
Il suo quadro teorico si fonda sul principio d’inerzia, sulla nozione di sistema di riferimento inerziale,
sulla legge fondamentale della dinamica e sul principio di azione e reazione.
I tre princìpi di Newton
Tutta la dinamica classica nasce da tre idee fondamentali: l’inerzia, il legame tra forza e accelerazione, e la reciprocità delle interazioni.
1. Principio d’inerzia
Se la risultante delle forze è nulla, un corpo conserva il proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme.
Esempio: un astronauta nello spazio continua a muoversi se non agiscono forze esterne.
2. Legge fondamentale
L’accelerazione nasce dalla forza risultante ed è tanto maggiore quanto più grande è la forza applicata.
Esempio: una Ferrari accelera perché le forze risultanti producono variazione di velocità.
3. Azione e reazione
Ogni interazione avviene sempre in coppia: due corpi esercitano forze uguali e opposte.
Esempio: un razzo espelle gas all’indietro e viene spinto in avanti.
5.1 Dinamica classica e principi di Newton nella meccanica
La meccanica classica può essere distinta, dal punto di vista concettuale, in tre grandi settori:
la cinematica, che descrive il moto senza interrogarsi sulle sue cause;
la dinamica, che studia la relazione tra moto e forze;
la statica, che analizza le condizioni di equilibrio dei corpi.
Questa distinzione non è soltanto didattica.
Essa riflette tre diversi livelli di analisi di uno stesso fenomeno fisico.
Per esempio, osservando un’automobile che accelera, la cinematica ne descrive la velocità e l’accelerazione,
la dinamica cerca le forze responsabili di tale accelerazione,
mentre la statica studierebbe le condizioni in cui il veicolo, o una sua parte, può rimanere in equilibrio.
Dal punto di vista matematico, la dinamica mette in relazione una grandezza vettoriale,
la forza risultante, con un’altra grandezza vettoriale,
l’accelerazione.
Il problema fondamentale della dinamica è quindi questo:
dato un sistema materiale e note le interazioni meccaniche esterne che agiscono su di esso,
determinare la sua evoluzione nel tempo.
5.2 Il primo principio della dinamica e il superamento dell’impostazione aristotelica
Per comprendere la portata del primo principio della dinamica,
è necessario ricordare che nell’impostazione aristotelica il moto richiedeva una causa continua:
un corpo avrebbe potuto muoversi solo finché qualcosa lo spingeva.
Questa concezione sembra compatibile con l’esperienza quotidiana,
perché nella vita reale gli oggetti lasciati a sé stessi tendono a fermarsi.
Tuttavia, tale osservazione è viziata dalla presenza di forze dissipative, in particolare dell’attrito.
Galileo comprese che il comportamento dei corpi deve essere analizzato immaginando situazioni ideali
nelle quali l’attrito sia trascurabile.
Nel celebre ragionamento del piano inclinato, un corpo che scende lungo un piano aumenta la sua velocità,
mentre un corpo che risale la diminuisce.
Nel caso limite di un piano perfettamente orizzontale,
in assenza di attriti, non esiste alcuna ragione fisica per cui la velocità debba variare.
Questa conclusione conduce all’idea che il moto rettilineo uniforme sia uno stato naturale quanto la quiete.
Il primo principio della dinamica, o principio d’inerzia, afferma infatti che:
![]()
In altre parole, se la risultante delle forze agenti su un punto materiale è nulla,
esso permane nello stato di quiete oppure di moto rettilineo uniforme.
Poiché la quiete è un caso particolare di moto rettilineo uniforme con velocità nulla,
il principio d’inerzia unifica i due casi sotto un’unica legge.
La nozione centrale introdotta dal primo principio è quella di inerzia:
un corpo tende a conservare il proprio stato di moto e si oppone a qualunque tentativo di modificarlo.
Questa resistenza non è dovuta a una “forza interna misteriosa”,
ma è una proprietà fondamentale della materia.
non è vero che per mantenere un corpo in moto occorra necessariamente una forza.
Nella realtà quotidiana questa impressione nasce dal fatto che l’attrito agisce in verso opposto al moto
e ne provoca la diminuzione della velocità. In assenza di attrito, un corpo già in moto continuerebbe
a muoversi con velocità costante.
5.3 Sistemi di riferimento inerziali
Il primo principio della dinamica non vale in qualunque sistema di riferimento,
ma soltanto in una classe particolare di riferimenti detti
sistemi di riferimento inerziali.
Un sistema di riferimento è inerziale se in esso un corpo non soggetto a forze
si muove di moto rettilineo uniforme oppure rimane in quiete.
Questa precisazione è essenziale:
le leggi di Newton non sono formulate rispetto a un osservatore arbitrario,
ma rispetto a osservatori appartenenti a questa classe privilegiata.
Se un sistema si muove di moto rettilineo uniforme rispetto a un sistema inerziale,
esso è a sua volta inerziale.
Se invece il sistema è accelerato, allora non è inerziale,
e le leggi della dinamica non possono essere applicate nella loro forma semplice.
Esempio dell’autobus e dei sistemi non inerziali
Si consideri il caso di un passeggero in piedi su un autobus.
Nel riferimento dell’autobus che procede a velocità costante,
il passeggero può essere descritto come fermo:
si tratta di un riferimento inerziale approssimato.
Quando però l’autobus frena bruscamente,
il riferimento dell’autobus diventa accelerato e il passeggero sembra “spinto in avanti”.
Nel riferimento terrestre, invece, la spiegazione è diversa:
il passeggero continua per inerzia a muoversi con la velocità che possedeva prima della frenata,
mentre è l’autobus a rallentare.
Questa distinzione è cruciale per evitare errori interpretativi.
In un sistema non inerziale compaiono effetti apparenti che non corrispondono a forze reali esercitate da altri corpi,
ma dipendono dal fatto che il riferimento stesso accelera.
5.4 Dinamica classica e principi di Newton: relatività galileiana
L’esistenza di infiniti sistemi inerziali porta direttamente a una delle idee più profonde della meccanica classica:
il principio di relatività galileiana.
Secondo tale principio, le leggi della meccanica hanno la stessa forma in tutti i sistemi di riferimento inerziali,
indipendentemente dalla loro velocità relativa.
Ciò significa che nessun esperimento puramente meccanico eseguito in un ambiente chiuso
può stabilire se quel sistema sia fermo o si muova di moto rettilineo uniforme rispetto a un altro sistema inerziale.
L’esempio classico è quello della nave di Galileo:
fenomeni come il moto di oggetti, le cadute verticali o i salti di una persona
si svolgono nello stesso modo sia se la nave è ferma sia se procede con velocità costante.
Questo principio è di enorme importanza teorica,
perché mostra che il moto rettilineo uniforme non è assoluto:
ha senso soltanto in relazione a un dato sistema di riferimento.
La meccanica newtoniana è dunque già, in questo senso,
una teoria relativistica, anche se non nel senso più avanzato della relatività einsteiniana.
le leggi della meccanica non permettono di distinguere,
mediante esperimenti interni a un sistema chiuso,
tra stato di quiete e moto rettilineo uniforme.
una formulazione classica del principio di relatività galileiana,
con riferimento ai sistemi inerziali e alla nave di Galileo,
è disponibile nella
storia del principio di relatività
.
5.5 L’effetto delle forze: forza costante e accelerazione costante
Una volta chiarito il quadro dei sistemi inerziali,
si può affrontare il problema centrale della dinamica:
che cosa produce una forza quando agisce su un corpo?
L’evidenza sperimentale mostra che in un sistema inerziale una forza non nulla produce un’accelerazione.
Se la forza risultante è costante nel tempo,
allora anche l’accelerazione risultante è costante.
Esperimenti di laboratorio, come quelli realizzati con il disco a ghiaccio secco,
mostrano che applicando una forza costante si ottengono fotografie a intervalli di tempo regolari
nelle quali le distanze percorse crescono secondo la legge del moto uniformemente accelerato.
L’aumento della distanza tra posizioni successive testimonia che la velocità non rimane costante,
ma cresce nel tempo.
Ancora più importante è il confronto tra casi diversi:
se si raddoppia la forza applicata a parità di massa,
l’accelerazione raddoppia;
se invece si mantiene costante la forza e si aumenta la massa,
l’accelerazione diminuisce.
Questa doppia dipendenza sperimentale conduce direttamente alla formulazione quantitativa del secondo principio.
5.6 Dinamica classica e principi di Newton: secondo principio
Il secondo principio della dinamica,
o legge fondamentale della dinamica,
stabilisce il legame quantitativo tra risultante delle forze e accelerazione.
Nella sua forma vettoriale si scrive:
![]()
Questa formula contiene diversi contenuti fisici fondamentali.
Innanzitutto, la forza che compare non è una singola forza isolata,
ma la forza totale, cioè la somma vettoriale di tutte le forze esterne agenti sul corpo.
In secondo luogo, l’accelerazione ha la stessa direzione e lo stesso verso della risultante.
Infine, a parità di massa, il modulo dell’accelerazione è direttamente proporzionale al modulo della forza risultante,
mentre a parità di forza è inversamente proporzionale alla massa.
Se si sceglie una direzione assegnata e si lavora in forma scalare,
la legge diventa:
![]()
Nel Sistema Internazionale si pone il coefficiente di proporzionalità uguale a 1,
così da definire l’unità di forza, il newton, come l’intensità della forza che,
applicata a una massa di
, produce un’accelerazione di
.
![]()
Dinamica classica e principi di Newton: analisi dimensionale
Dal secondo principio si ricava immediatamente l’analisi dimensionale della forza:
![]()
L’analisi dimensionale non è un dettaglio formale:
essa permette di verificare la coerenza delle formule
e di comprendere il significato fisico delle unità impiegate.
Validità del secondo principio
È essenziale sottolineare che il secondo principio,
nella forma
,
è valido soltanto nei sistemi di riferimento inerziali.
In un sistema accelerato occorre introdurre forze apparenti
per mantenere la forma delle equazioni.
Questa precisazione, spesso trascurata nelle trattazioni semplificate,
è in realtà parte integrante della formulazione newtoniana.
5.6 Bis – Laboratorio tecnico: verifica sperimentale della legge fondamentale
Il seguente laboratorio virtuale permette di studiare in modo quantitativo
la relazione tra forza applicata, massa del sistema e accelerazione.
Esso è particolarmente utile perché rende visibile ciò che la teoria afferma:
a massa costante, l’accelerazione cresce linearmente con la forza;
a forza costante, l’accelerazione diminuisce all’aumentare della massa.

a massa costante si verifica
a forza costante si osserva
Il simulatore costituisce quindi una verifica numerica della forma scalare del secondo principio.
5.7 Massa inerziale: definizione dinamica della massa
Esempio automobile e camion
Nel contesto della dinamica, la massa non va intesa in modo generico come semplice “quantità di materia”.
La sua definizione fisicamente più significativa è quella di massa inerziale:
essa misura la resistenza che un corpo oppone al tentativo di modificarne lo stato di moto.
Questa interpretazione emerge direttamente dal secondo principio.
Se due corpi sono soggetti alla stessa forza risultante,
quello con massa maggiore acquista un’accelerazione minore.
Per questo motivo la massa è una misura quantitativa dell’inerzia.
Un esempio molto efficace consiste nel confrontare un’automobile e un camion
sottoposti alla stessa forza motrice.
Il camion, avendo massa maggiore, subisce un’accelerazione inferiore.
Non si tratta di un fenomeno psicologico o qualitativo,
ma di una relazione esatta espressa dalla formula
.
Dal punto di vista sperimentale, la massa di un corpo può essere ricavata in almeno due modi:
confrontando il suo comportamento dinamico con masse campione,
oppure misurando la forza totale che agisce su di esso e l’accelerazione prodotta,
secondo la formula:
![]()
Questa formulazione è particolarmente importante perché mostra
che la massa compare come parametro dinamico essenziale nella relazione tra causa e risposta meccanica.
5.8 Dinamica classica e principi di Newton: terzo principio
Il terzo principio della dinamica completa il quadro newtoniano delle interazioni meccaniche.
Quando un corpo A esercita una forza su un corpo B,
il corpo B esercita simultaneamente su A una forza uguale in modulo,
stessa direzione e verso opposto:
![]()
Le due forze costituiscono una coppia di azione e reazione.
Esse sono simultanee, uguali in intensità, opposte in verso,
ma soprattutto agiscono su corpi differenti.
Per questa ragione non si annullano a vicenda:
l’annullamento delle forze è possibile solo tra forze applicate allo stesso corpo
e presenti nello stesso diagramma del corpo libero.
Un modo efficace per visualizzare il terzo principio è tramite due dinamometri collegati:
ciascuno misura la forza esercitata dall’altro,
e le letture risultano uguali in modulo.
Allo stesso modo, una calamita che attrae una pallina
subisce a sua volta una forza uguale e opposta esercitata dalla pallina.
Terzo principio e locomozione
Molti fenomeni quotidiani di locomozione si basano sul terzo principio.
Quando camminiamo, il piede esercita sul terreno una forza all’indietro;
il terreno esercita sul piede una forza di attrito statico in avanti.
Quando un’automobile avanza, la ruota spinge il suolo all’indietro
e il suolo spinge il veicolo in avanti.
Allo stesso modo, il remo spinge l’acqua in una direzione
e l’acqua spinge la barca in quella opposta.
dire che “azione e reazione si annullano” è concettualmente errato.
Le due forze appartengono a corpi diversi e quindi non compaiono mai nella stessa equazione di equilibrio o di moto.
5.9 Il momento di una forza rispetto a un asse
Non tutte le azioni meccaniche producono semplicemente traslazione.
In molti casi una forza tende a far ruotare un corpo attorno a un asse o a un punto fisso.
Per descrivere quantitativamente questo effetto si introduce il
momento di una forza.
Nel caso piano, il modulo del momento rispetto a un asse perpendicolare al piano vale:
![]()
dove
è il modulo della forza e
è il braccio,
cioè la distanza perpendicolare tra l’asse di rotazione e la retta d’azione della forza.
Questa formula chiarisce immediatamente un fatto noto dall’esperienza:
una porta si apre più facilmente se si applica la forza vicino alla maniglia
piuttosto che in prossimità dei cardini.
A parità di forza, infatti, aumenta il braccio e quindi aumenta il momento.
Lo stesso principio spiega l’efficacia di una chiave inglese,
di una leva o del braccio umano nell’applicazione di una forza muscolare.
Se la retta d’azione della forza passa per l’asse di rotazione,
il braccio è nullo e il momento si annulla.
In tal caso la forza non produce rotazione, anche se può ancora produrre traslazione.
5.10 Diagramma del corpo libero e condizioni di equilibrio

La risoluzione corretta di un problema di dinamica richiede la costruzione del
diagramma del corpo libero.
Si isola idealmente il corpo o il sistema materiale
e si rappresentano tutte le azioni meccaniche esterne che agiscono su di esso.
Solo dopo questa operazione è possibile scrivere correttamente le equazioni del moto o dell’equilibrio.
Tra le forze più frequenti compaiono:
- il peso
- la reazione vincolare
- la forza di attrito
- la tensione di una fune
- la forza elastica
La condizione di equilibrio traslazionale si esprime imponendo che la somma vettoriale delle forze esterne sia nulla:
![]()
Nel caso di un corpo rigido, se si vuole garantire anche l’assenza di rotazione,
occorre imporre inoltre che la somma dei momenti rispetto a un asse sia nulla:
![]()
Queste due condizioni costituiscono il fondamento della statica dei corpi rigidi.
5.10 Bis – Il piano inclinato nella dinamica
⚡ Laboratorio della dinamica
Il piano inclinato
Il piano inclinato rappresenta uno dei modelli più importanti della dinamica classica.
Attraverso esso è possibile analizzare la decomposizione delle forze, il ruolo dell’attrito,
l’equilibrio e l’accelerazione di un corpo soggetto alla forza peso.
Galileo utilizzò proprio il piano inclinato per comprendere il legame tra forza e moto,
ponendo le basi della meccanica moderna.

Equazioni fondamentali del piano inclinato
Nel piano inclinato la forza peso viene scomposta in due componenti:
una parallela al piano, responsabile del moto,
e una perpendicolare, responsabile della reazione vincolare.
5.11 Dinamica, urti e sicurezza: il ruolo del tempo di interazione
Una delle applicazioni più importanti della dinamica riguarda l’analisi degli urti
e dei dispositivi di sicurezza.
Dinamica classica principi di Newton nelle applicazioni alla sicurezza
In presenza di forti decelerazioni, le forze agenti sul corpo umano possono diventare molto elevate.
Per ridurne l’entità è necessario aumentare il tempo durante il quale il corpo viene arrestato.
Questo è il principio fisico alla base dei materassi per il salto in alto,
degli air-bag e delle cinture di sicurezza.
Allungando l’intervallo di tempo in cui la velocità si riduce fino a zero,
si riduce il modulo dell’accelerazione media e, di conseguenza,
la forza risultante agente sul corpo.
Questa osservazione mostra quanto la dinamica non sia soltanto una costruzione teorica,
ma una disciplina con conseguenze pratiche immediate in ambito ingegneristico,
biomeccanico e tecnologico.
5.12 Problem solving tecnico
- Un corpo di massa
è soggetto a una risultante orizzontale di
. Determinare il modulo dell’accelerazione. - Su un corpo agisce una forza costante che produce un’accelerazione di
. Sapendo che la massa del corpo è
, calcolare la forza risultante. - Una forza di modulo
viene applicata a una porta con braccio
. Calcolare il momento rispetto ai cardini. - Spiegare, con riferimento al primo principio, perché un passeggero senza cintura tende a proseguire in avanti quando l’automobile frena bruscamente.
- Distinguere con precisione una coppia azione-reazione da una coppia di forze che si equilibrano sullo stesso corpo.
5.13 Verifica concettuale
La dinamica classica e i principi di Newton rappresentano il quadro teorico fondamentale per descrivere il moto.
- Perché il primo principio definisce la classe dei sistemi inerziali?
- In che senso la massa è detta inerziale?
- Perché il secondo principio deve essere scritto usando la risultante totale delle forze?
- In che cosa consiste il principio di relatività galileiana?
- Quando il momento di una forza è nullo?
Sintesi teorica finale
La dinamica classica si fonda sull’idea che il moto di un corpo non vada soltanto descritto,
ma spiegato a partire dalle interazioni meccaniche che agiscono su di esso.
Il primo principio introduce l’inerzia e definisce i sistemi di riferimento inerziali;
il secondo stabilisce la legge quantitativa che collega risultante e accelerazione;
il terzo chiarisce la struttura reciproca delle interazioni.
Su questa base si costruisce l’intera meccanica newtoniana.
➡ Vai al Capitolo 6 – Gravitazione universale, campo gravitazionale e orbite