Dal rapporto spazio-tempo al concetto di velocità
Per descrivere il moto di un corpo, il primo passo consiste nel mettere in relazione lo spazio percorso con il tempo impiegato .
Se un corpo percorre uno spazio Δs in un intervallo di tempo Δt, definiamo la sua velocità come:
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Questa grandezza indica quanto rapidamente cambia la posizione del corpo nel tempo.
Ad esempio, se un’automobile percorre 120 km in 2 ore, la sua velocità risulta:
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In questo caso diciamo che il corpo si muove con velocità di 60 km/h.
La velocità media in un percorso reale
Nella realtà, però, un corpo non si muove quasi mai mantenendo sempre la stessa velocità.
Pensiamo a un’automobile che percorre una strada di montagna:
- nei tratti rettilinei può andare più veloce;
- nelle curve rallenta;
- in salita diminuisce la velocità;
- in discesa può aumentarla.
In situazioni di questo tipo, per descrivere l’intero tragitto si introduce la velocità media, definita come il rapporto tra lo spazio totale percorso e il tempo totale impiegato:
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Questa è la grandezza che riassume l’andamento complessivo del moto.
Esempio guidato: Se un’auto percorre complessivamente 150 km in 3 ore, la sua velocità media vale:
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La velocità istantanea
La velocità media descrive l’intero percorso, ma non ci dice quanto vale la velocità in un preciso istante.
Per esempio, in una curva stretta l’auto rallenta molto rispetto al rettilineo precedente. Per conoscere la velocità in un punto preciso si introduce il concetto di velocità istantanea.
Dal punto di vista grafico, nel diagramma spazio-tempo essa è rappresentata dalla pendenza della tangente alla curva nel punto considerato.
Osservazione importante: più la tangente è inclinata, maggiore è la velocità del corpo in quell’istante.
Questo passaggio è fondamentale perché mostra che la velocità può cambiare continuamente durante il moto.

Quando la velocità cambia nasce l’accelerazione
Molti moti reali non sono caratterizzati da velocità costante.
Un corpo può:
- accelerare;
- rallentare;
- cambiare direzione;
- affrontare curve.
In tutti questi casi la velocità varia nel tempo.
Per misurare questa variazione si introduce una nuova grandezza fisica: l’accelerazione.
Accelerazione media
Come per la velocità, anche per l’accelerazione si parte dal concetto di valore medio.
L’accelerazione media è definita come il rapporto tra la variazione della velocità e il tempo impiegato per tale variazione:
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Se un’auto passa da 0 a 20 m/s in 4 s, la sua accelerazione media vale:
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Questo significa che ogni secondo la velocità aumenta mediamente di 5 m/s.
Unità di misura dell’accelerazione: L’accelerazione si misura nel Sistema Internazionale in metri al secondo quadrato (m/s²).
Questa unità indica di quanto varia la velocità ogni secondo.
Accelerazione istantanea
L’accelerazione media descrive la variazione della velocità in un intervallo di tempo, ma spesso è utile conoscere quanto rapidamente la velocità cambia in un preciso istante.
Si introduce così il concetto di accelerazione istantanea.
Dal punto di vista grafico, nel diagramma velocità-tempo essa è rappresentata dalla pendenza della tangente alla curva nel punto considerato.
Osservazione importante:più la tangente al grafico v-t è inclinata, maggiore è l’accelerazione del corpo in quell’istante.
Questo concetto è fondamentale perché permette di descrivere moti in cui la velocità cambia continuamente.
Come leggere i grafici del moto
I grafici cinematici sono strumenti fondamentali per comprendere il moto. Essi permettono di trasformare le grandezze fisiche in immagini: la posizione, la velocità e l’accelerazione diventano curve, rette, pendenze e aree.
Nel grafico spazio-tempo, indicato spesso come grafico s-t, si rappresenta la posizione del corpo in funzione del tempo. La grandezza più importante da osservare è la pendenza della curva: essa indica la velocità del corpo.
se la curva è molto inclinata, il corpo si muove rapidamente;
se la curva è poco inclinata, il corpo si muove lentamente;
se la curva è orizzontale, il corpo è fermo.
Nel grafico velocità-tempo, indicato come grafico v-t, si rappresenta la velocità in funzione del tempo. In questo caso la pendenza della curva indica l’accelerazione.
se la retta sale, l’accelerazione è positiva;
se la retta scende, l’accelerazione è negativa;
se la retta è orizzontale, la velocità è costante.
C’è poi un altro aspetto molto importante: nel grafico velocità-tempo, l’area compresa sotto la curva rappresenta lo spazio percorso. Questo significa che il grafico non serve solo a leggere la velocità, ma anche a ricavare quanto spazio è stato coperto durante il moto.
Idea chiave sui grafici cinematici
- Nel grafico s-t, la pendenza rappresenta la velocità.
- Nel grafico v-t, la pendenza rappresenta l’accelerazione.
- Nel grafico v-t, l’area sotto la curva rappresenta lo spazio percorso.
Le componenti dell’accelerazione: tangenziale e normale
Quando il moto avviene lungo una traiettoria curva, l’accelerazione può essere scomposta in due componenti:
- accelerazione tangenziale, che modifica il modulo della velocità;
- accelerazione normale, che modifica la direzione della velocità.
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La componente tangenziale è parallela alla traiettoria e descrive l’aumento o la diminuzione della velocità.
La componente normale, invece, è sempre diretta verso il centro di curvatura della traiettoria e descrive il cambiamento di direzione del moto.
Accelerazione normale
La componente normale si calcola con la formula:
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dove:
- v è la velocità istantanea;
- r è il raggio di curvatura della traiettoria.
Questa formula mostra che, a parità di velocità, una curva più stretta produce un’accelerazione normale maggiore.

Casi particolari: moti uniformi e moti rettilinei
La scomposizione dell’accelerazione permette di capire subito alcuni casi molto importanti.
Nei moti uniformi il modulo della velocità rimane costante, quindi la componente tangenziale è nulla:
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Nei moti rettilinei la direzione della velocità non cambia, quindi la componente normale è nulla:
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Nel moto rettilineo uniforme entrambe le componenti sono nulle, quindi l’accelerazione totale vale zero.
Osservazione finale: Nei moti uniformi si annulla la componente tangenziale.
Nei moti rettilinei si annulla la componente normale.
Nel moto rettilineo uniforme entrambe sono nulle.
Il moto uniformemente accelerato nel caso rettilineo
Il moto rettilineo uniformemente accelerato è un caso particolare molto importante:
- la traiettoria è rettilinea, quindi
; - la componente tangenziale è costante.
Di conseguenza l’accelerazione coincide con la sola componente tangenziale costante.
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Questa è la base delle leggi del moto con accelerazione costante che studieremo nelle sezioni successive.
La legge della velocità nel MUA
Nel MUA l’accelerazione tangenziale rimane costante.
Questo significa che la velocità varia di quantità uguali in intervalli di tempo uguali.
La relazione tra velocità e tempo è quindi lineare:
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dove:
- v è la velocità al tempo t;
- v0 è la velocità iniziale;
- a è l’accelerazione costante;
- t è il tempo.
Grafico velocità-tempo nel moto accelerato
Il grafico velocità-tempo è una retta inclinata, la cui pendenza rappresenta proprio l’accelerazione.
Esempio guidato: Un’auto parte da
e accelera con
per
.
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La legge oraria del moto accelerato
Poiché la velocità cambia continuamente, anche lo spazio percorso non cresce in modo lineare.
La posizione del corpo nel tempo è descritta dalla legge oraria del MUA:
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dove:
- s è la posizione finale;
- s0 è la posizione iniziale;
- v0 è la velocità iniziale;
- a è l’accelerazione costante;
- t è il tempo.
Grafico spazio-tempo nel moto uniformemente accelerato
Il termine
mostra che il grafico spazio-tempo è una parabola.
Questo significa che il corpo percorre spazi sempre più grandi in tempi uguali.
Esempio guidato: Un corpo parte da fermo, quindi
, e si muove con accelerazione
per
.
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Problema svolto completo sul moto uniformemente accelerato
Un’automobile in accelerazione
Un’automobile parte da ferma e accelera con accelerazione costante:
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Determinare:
- la velocità dopo 6 secondi;
- lo spazio percorso nello stesso intervallo di tempo.
1. Calcolo della velocità finale
Utilizziamo la legge della velocità nel moto uniformemente accelerato:
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Poiché il corpo parte da fermo:
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Sostituendo i valori:
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dopo 6 secondi l’automobile raggiunge la velocità di
12 m/s.
2. Calcolo dello spazio percorso
Utilizziamo ora la legge oraria del moto accelerato:
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Supponiamo:
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Sostituendo:
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nei primi 6 secondi l’automobile percorre
36 metri.
La caduta dei corpi
Uno degli esempi più importanti di moto rettilineo uniformemente accelerato è la caduta dei corpi.
Quando un corpo cade verticalmente, trascurando l’attrito dell’aria, la sua accelerazione coincide con l’accelerazione di gravità:
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Questo significa che ogni secondo la velocità aumenta di circa 9,81 m/s.
La caduta libera è quindi un caso particolare di moto uniformemente accelerato.

Galileo e l’esperimento della Torre di Pisa
Secondo la tradizione, Galileo Galilei studiò la caduta dei gravi osservando che, in assenza di attrito dell’aria, corpi di massa diversa cadono con la stessa accelerazione.
Questo risultato fu rivoluzionario, perché mostrò che il tempo di caduta non dipende dalla massa del corpo.
La caduta dei gravi rappresenta uno degli esempi storici più celebri di moto rettilineo uniformemente accelerato.

La caduta libera come caso particolare di MUA
Nella caduta libera da fermo la velocità iniziale è nulla:
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Le leggi del moto diventano quindi:
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Queste relazioni mostrano chiaramente che la caduta dei corpi è un caso particolare del moto rettilineo uniformemente accelerato.
Esempio guidato: Un corpo cade da fermo per
. Lo spazio percorso vale:
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Laboratorio virtuale: la Torre di Pisa
Per visualizzare in modo intuitivo la caduta dei corpi, il laboratorio virtuale permette di osservare il moto di corpi lasciati cadere dalla stessa altezza, confrontando il ruolo della massa e dell’accelerazione di gravità.
Questa simulazione aiuta a comprendere perché, trascurando l’attrito dell’aria, corpi di massa diversa cadono con la stessa accelerazione.
Nel laboratorio virtuale puoi osservare:
- la crescita della velocità nel tempo;
- l’indipendenza dalla massa;
- la legge
; - il collegamento con l’esperimento di Galileo.
Errori da evitare nello studio del moto accelerato
- Confondere velocità e accelerazione:
una grande velocità non significa necessariamente grande accelerazione. - Pensare che accelerazione significhi sempre “andare più veloce”:
un corpo può avere accelerazione anche mentre rallenta. - Dimenticare il ruolo della direzione:
nei moti curvilinei può cambiare la direzione della velocità anche se il suo valore resta costante. - Confondere grafico spazio-tempo e grafico velocità-tempo:
nei due grafici la pendenza rappresenta grandezze fisiche diverse. - Credere che i corpi più pesanti cadano più velocemente:
in assenza di attrito dell’aria tutti i corpi cadono con la stessa accelerazione gravitazionale.
Verifica rapida del capitolo
Metti alla prova la tua comprensione:
- Qual è la differenza tra velocità media e velocità istantanea?
- Perché nei moti rettilinei l’accelerazione normale è nulla?
- Quando si annulla la componente tangenziale dell’accelerazione?
- Perché la caduta libera è un caso particolare di MUA?
- Qual è il significato fisico della formula
?
Perché il moto uniformemente accelerato è fondamentale
Il moto uniformemente accelerato rappresenta uno dei modelli più importanti della fisica classica, perché permette di descrivere numerosi fenomeni naturali e tecnologici: la caduta dei corpi, il movimento dei veicoli, le fasi di accelerazione dei razzi e molti processi meccanici.
Inoltre, questo modello costituisce il collegamento diretto tra cinematica e dinamica, preparando lo studio delle leggi di Newton e delle forze.
Il cuore fisico del capitolo
Dal semplice rapporto tra spazio e tempo nasce il concetto di velocità. Quando questa varia nel tempo compare l’accelerazione, che nel moto rettilineo uniformemente accelerato assume un valore costante.
La caduta dei corpi studiata da Galileo rappresenta l’esempio più celebre di questa legge e segna uno dei momenti fondamentali della nascita della fisica moderna.
Per approfondire la figura di Galileo puoi consultare anche questa scheda dell’Enciclopedia Treccani.
Da qui nasce il passo successivo: il moto parabolico, in cui la caduta libera si combina con una velocità orizzontale costante.