Internet è sicuramente un autentico prodigio tecnologico, secondo alcuni il manufatto più sofisticato mai prodotto dall’attività umana, al tempo stesso semplice ed elegante dal punto di vista concettuale e progettuale: il mezzo finale di comunicazione, capace di veicolare, riassumere e assimilare quelli già esistenti e di ricondurre a sé ogni possibile, futura modalità comunicativa.

Uno strumento unico per comunicare con il mondo intero, già oggi ‒ tramite mia dotazione tecnologica minima e alla portala di tutti ‒ e sempre di più in un domani che vedrà la digitalizzazione di tutte le informazioni. Uno strumento della cui versatilità e flessibilità al momento non si scorgono i limiti.

Come e forse più che negli anni ‘80. che con raffermarsi del personal computer hanno visto la tecnologia informatica entrare in tulle le case: e rivoluzionare tutti i settori produttivi e la stessa vita quotidiana. Internet è destinata a sconvolgere ‒ come già sta facendo ‒ la nozione stessa di comunicazione, con conseguenze sociali di vasta portata.

Un fenomeno ormai non solo tecnologico, quindi, ma culturale e antropologico, che affonda le sue radici in un passato recente che secondo la scala dei tempi tecnologico-informatici a cui ci hanno abituati gli ultimi decenni è già preistoria. Pertanto cerchiamo di approfonditre il discorso Internet da un punto di vista storico e tecnico, cercando di capire un po’ più da vicino cosa la Rete per antonomasia sia effettivamente, al di là delle innumerevoli applicazioni che ne sfruttano l’esistenza (come il WWW) e con cui spesso viene confusa. 

Le origini: ARPANET
Nel 1969 diviene operativa una prima versione di un progetto militare statunitense commissionato dal Dipartimento della Difesa all’agenzia governativa ARPA (Advanced Research Projects Agency).

Lo scopo del progetto è la creazione di una struttura informativa che permetta lo scambio di dati tra i vari organi della difesa nazionale (centri di ricerca, Pentagono, basi militari. Casa Bianca, ecc.) e il cui funzionamento non dipenda da nessuno dei suoi singoli nodi, contrariamente alle reti di comunicazione tradizionali, come quella telefonica o telegrafica: in caso di avaria (o di attacco nemico) a un nodo della rete, le comunicazioni devono essere possibili tra tutti i centri ancora operativi. Un ulteriore elemento di affidabilità sarebbe stato introdotto dal supporlo del collegamento, non più unicamente su linea dedicata ma su normali linee telefoniche. Un’idea relativamente rivoluzionaria per l’poca.

Prima di allora, gli scambi di informazioni avvenivano infatti secondo la tecnica del Circuit Switching (“commutazione di circuito”), in genere implementata collegando ciascun computer a linee dedicate, al di fuori degli standard elettronici e telefonici commerciali e spesso costosissime. L’adozione della linea telefonica, su cui viaggiano contemporaneamente numerosi segnali, ciascuno relativo a comunicazioni diverse, porta alla scelta e allo sviluppo definitivo di una nuova tecnica di trasmissione dati, delta Packet Switching (“commutazione a pacchetto”).

Nella commutazione a pacchetto i dati da trasmettere vengono organizzati in moduli indipendenti (i pacchetti), ciascuno dei quali porta con sé l’indirizzo del mittente, quello del destinatario, nonché l’ordine di trasmissione, in modo da consentire alla macchina ricevente di ricostruire l’esatta sequenza in cui i pacchetti costituiscono il messaggio: una specie di mappa stradale, insomma, con tanto di orario e di indicazioni di coincidenze. Un approccio innovativo alla trasmissione dei dati, che trasforma la vecchia nozione di rete ‒ mollo simile a un circuito ferroviario rigidamente organizzato in binari unici, in cui nessun treno può superare o dare la precedenza ad un altro ‒ in una sorta di autostrada con un grande numero di corsie, in cui le auto (i messaggi) sfrecciano indipendentemente le mie dalle altre, dandosi il passo o superandosi, comunicandosi la cosa in tempo reale.

Nel settembre del 1969 entrano così in funzione quattro IMP (Interface Message Processor): quattro macchine su cui girano programmi che per la prima volta implementano il protocollo di comunicazione della nuova rete, cioè l’insieme dei messaggi di domanda/risposta a cui devono attenersi i nodi della rete stessa per dialogare tra loro. Questi nodi sono dislocati presso l’università della California di Los Angeles (UCLA), lo Stanford Research Institute (SRI), l’Università della California di Santa Barbara (UCSB) e l’Università dello Utah. La nuova rete viene battezzata ARPAnet e consente la connessione di un massimo di 256 nodi diversi, ma soddisfa alle caratteristiche richieste al progetto: robustezza, flessibilità ed eterogeneità. 

Una rete a prova di bomba
Robustezza significa che il funzionamento generale della rete, cioè la possibilità di inviare dati da mi suo nodo a un qualsiasi altro, è indipendente dall’esistenza di un determinato percorso tra il nodo di partenza e quello di arrivo e richiede solo che un tale cammino esista. La rete, in altre parole, è in grado di autoriconfigurarsi senza interventi di operatori: se uno o più dei suoi nodi cessano di funzionare (o di esistere), i dati raggiungeranno la loro destinazione seguendo un (gualche altro percorso.
La flessibilità implica la possibilità di ampliamento/modifica della rete coti impiego minimo o nullo di risorse e/o cambiamenti alla configurazione software/hardware di nodi già esistenti. In teoria (e in larga parte anche in pratica), per aggiungere un nuovo nodo alla rete è sufficiente dotarlo di un software che implementa i protocolli di rete e connetterlo a un qualunque altro nodo già esistente.
L’eterogeneità è quella delle risorse (hardware: macchine e calcolatori: software: sistemi operativi e programmi) che è possibile “mettere in rete”. cioè rendere disponibili o in grado di dialogare tra loro, al di là delle differenze fisiche o di architettura logica. In altre parole, una Rete di questo tipo libera dai vincoli storici imposti dall’esistenza di più costruttori di macchine e dal vincolo ‒ probabilmente utopistico ‒ di uno standard unico.

 

Da ARPAnet a Internet

Il successo della nuova rete è immediato, almeno nella comunità ristretta di militari, tecnici e scienziati che da subito inizia a utilizzare ARPAnet per le proprie necessità: trasmissione di file, documenti e ‒ già dal 1970 ‒ corrispondenza personale, la tanto celebrata posta elettronica.

Nel frattempo. la filosofia di ARPAnet (quella della trasmissione a pacchetti nell’ambito di una rete non gerarchica) fa proseliti e viene adottata da altre reti. Contemporaneamente, superando una storica riluttanza degli amministratori di rete a rendere disponibili le proprie risorse all’esterno, si afferma il concetto di internetworking, cioè la condivisione di risorse tra reti fisicamente distinte. I computer sono ormai stati introdotti in ogni aspetto dell’attività produttiva, organizzativa e aziendale e un’unica Rete sarebbe del tutto inadeguata a soddisfare le esigenze informative di società e persone. Inoltre, un’unica, colossale rete planetaria avrebbe una complessità (e quindi anche una vulnerabilità) proibitiva, anche dal punto di vista dei costi di mantenimento e di aggiornamento.

Il progetto dell’ARPA viene assorbito dal Defense Advanced Project Research Agency (DARPA) che riprende e aggiorna lo sviluppo dell’originario software di protocollo del controllo di Rete, NCP (Network Control Protocol). Il nuovo nato, che risponde a mutale esigenze di commutazione tra reti eterogenee, si articola nel protocollo di controllo della trasmissione TCP (Transmission Control Protocol) e nel protocollo Internet IP (internet Protocol), da allora collettivamente noti come TCP/IP.

Il lavoro di conversione ai nuovi protocolli inizia subito e ben presto ARPAnet viene collegala a PRNET (Packet Radio Net) e a SATNET (Packet Satellite Nel). Ben presto, la crescita di ARPAnet diventa però così tumultuosa che il Dipartimento della Difesa decide di scinderla in due reti: una prende il nome di MILNET e viene adibita a scopi militari, mentre l’altra mantiene il nome di ARPAnet e l’obiettivo originario di supporto alla ricerca e allo sviluppo scientifici. Già negli anni ‘80 la “ARPA Internet’’ è universalmente conosciuta come “Internet” e nel 1990 viene disattivalo l’ultimo dei nodi originari di ARPAnet.

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Internet è destinata a sconvolgere ‒ come già sta facendo ‒ la nozione stessa di comunicazione, con conseguenze sociali di vasta portata. Un fenomeno ormai non solo tecnologico, quindi, ma culturale e antropologico, che affonda le sue radici in un passato recente che secondo la scala dei tempi tecnologico-informatici a cui ci hanno abituati gli ultimi decenni è già preistoria. Pertanto cerchiamo di approfonditre il discorso Internet da un punto di vista storico e tecnico, cercando di capire un po’ più da vicino cosa la Rete per antonomasia sia effettivamente, al di là delle innumerevoli applicazioni che ne sfruttano l’esistenza (come il WWW) e con cui spesso viene confusa.  Le origini: ARPANETNel 1969 diviene operativa una prima versione di un progetto militare statunitense commissionato dal Dipartimento della Difesa all’agenzia governativa ARPA (Advanced Research Projects Agency). Lo scopo del progetto è la creazione di una struttura informativa che permetta lo scambio di dati tra i vari organi della difesa nazionale (centri di ricerca, Pentagono, basi militari. Casa Bianca, ecc.) e il cui funzionamento non dipenda da nessuno dei suoi singoli nodi, contrariamente alle reti di comunicazione tradizionali, come quella telefonica o telegrafica: in caso di avaria (o di attacco nemico) a un nodo della rete, le comunicazioni devono essere possibili tra tutti i centri ancora operativi. Un ulteriore elemento di affidabilità sarebbe stato introdotto dal supporlo del collegamento, non più unicamente su linea dedicata ma su normali linee telefoniche. Un’idea relativamente rivoluzionaria per l’poca. Prima di allora, gli scambi di informazioni avvenivano infatti secondo la tecnica del Circuit Switching (“commutazione di circuito”), in genere implementata collegando ciascun computer a linee dedicate, al di fuori degli standard elettronici e telefonici commerciali e spesso costosissime. L’adozione della linea telefonica, su cui viaggiano contemporaneamente numerosi segnali, ciascuno relativo a comunicazioni diverse, porta alla scelta e allo sviluppo definitivo di una nuova tecnica di trasmissione dati, delta Packet Switching (“commutazione a pacchetto”). Nella commutazione a pacchetto i dati da trasmettere vengono organizzati in moduli indipendenti (i pacchetti), ciascuno dei quali porta con sé l’indirizzo del mittente, quello del destinatario, nonché l’ordine di trasmissione, in modo da consentire alla macchina ricevente di ricostruire l’esatta sequenza in cui i pacchetti costituiscono il messaggio: una specie di mappa stradale, insomma, con tanto di orario e di indicazioni di coincidenze. Un approccio innovativo alla trasmissione dei dati, che trasforma la vecchia nozione di rete ‒ mollo simile a un circuito ferroviario rigidamente organizzato in binari unici, in cui nessun treno può superare o dare la precedenza ad un altro ‒ in una sorta di autostrada con un grande numero di corsie, in cui le auto (i messaggi) sfrecciano indipendentemente le mie dalle altre, dandosi il passo o superandosi, comunicandosi la cosa in tempo reale. Nel settembre del 1969 entrano così in funzione quattro IMP (Interface Message Processor): quattro macchine su cui girano programmi che per la prima volta implementano il protocollo di comunicazione della nuova rete, cioè l’insieme dei messaggi di domanda/risposta a cui devono attenersi i nodi della rete stessa per dialogare tra loro. Questi nodi sono dislocati presso l’università della California di Los Angeles (UCLA), lo Stanford Research Institute (SRI), l’Università della California di Santa Barbara (UCSB) e l’Università dello Utah. La nuova rete viene battezzata ARPAnet e consente la connessione di un massimo di 256 nodi diversi, ma soddisfa alle caratteristiche richieste al progetto: robustezza, flessibilità ed eterogeneità.  Una rete a prova di bombaRobustezza significa che il funzionamento generale della rete, cioè la possibilità di inviare dati da mi suo nodo a un qualsiasi altro, è indipendente dall’esistenza di un determinato percorso tra il nodo di partenza e quello di arrivo e richiede solo che un tale cammino esista. La rete, in altre parole, è in grado di autoriconfigurarsi senza interventi di operatori: se uno o più dei suoi nodi cessano di funzionare (o di esistere), i dati raggiungeranno la loro destinazione seguendo un (gualche altro percorso.La flessibilità implica la possibilità di ampliamento/modifica della rete coti impiego minimo o nullo di risorse e/o cambiamenti alla configurazione software/hardware di nodi già esistenti. In teoria (e in larga parte anche in pratica), per aggiungere un nuovo nodo alla rete è sufficiente dotarlo di un software che implementa i protocolli di rete e connetterlo a un qualunque altro nodo già esistente.L’eterogeneità è quella delle risorse (hardware: macchine e calcolatori: software: sistemi operativi e programmi) che è possibile “mettere in rete”. cioè rendere disponibili o in grado di dialogare tra loro, al di là delle differenze fisiche o di architettura logica. In altre parole, una Rete di questo tipo libera dai vincoli storici imposti dall’esistenza di più costruttori di macchine e dal vincolo ‒ probabilmente utopistico ‒ di uno standard unico.   Da ARPAnet a Internet Il successo della nuova rete è immediato, almeno nella comunità ristretta di militari, tecnici e scienziati che da subito inizia a utilizzare ARPAnet per le proprie necessità: trasmissione di file, documenti e ‒ già dal 1970 ‒ corrispondenza personale, la tanto celebrata posta elettronica. Nel frattempo. la filosofia di ARPAnet (quella della trasmissione a pacchetti nell’ambito di una rete non gerarchica) fa proseliti e viene adottata da altre reti. Contemporaneamente, superando una storica riluttanza degli amministratori di rete a rendere disponibili le proprie risorse all’esterno, si afferma il concetto di internetworking, cioè la condivisione di risorse tra reti fisicamente distinte. I computer sono ormai stati introdotti in ogni aspetto dell’attività produttiva, organizzativa e aziendale e un’unica Rete sarebbe del tutto inadeguata a soddisfare le esigenze informative di società e persone. Inoltre, un’unica, colossale rete planetaria avrebbe una complessità (e quindi anche una vulnerabilità) proibitiva, anche dal punto di vista dei costi di mantenimento e di aggiornamento. Il progetto dell’ARPA viene assorbito dal Defense Advanced Project Research Agency (DARPA) che riprende e aggiorna lo sviluppo dell’originario software di protocollo del controllo di Rete, NCP (Network Control Protocol). Il nuovo nato, che risponde a mutale esigenze di commutazione tra reti eterogenee, si articola nel protocollo di controllo della trasmissione TCP (Transmission Control Protocol) e nel protocollo Internet IP (internet Protocol), da allora collettivamente noti come TCP/IP. Il lavoro di conversione ai nuovi protocolli inizia subito e ben presto ARPAnet viene collegala a PRNET (Packet Radio Net) e a SATNET (Packet Satellite Nel). Ben presto, la crescita di ARPAnet diventa però così tumultuosa che il Dipartimento della Difesa decide di scinderla in due reti: una prende il nome di MILNET e viene adibita a scopi militari, mentre l’altra mantiene il nome di ARPAnet e l’obiettivo originario di supporto alla ricerca e allo sviluppo scientifici. Già negli anni ‘80 la “ARPA Internet’’ è universalmente conosciuta come “Internet” e nel 1990 viene disattivalo l’ultimo dei nodi originari di ARPAnet. Powered By GSpeech