Si tratta di una esigenza avvertita con la nascita delle prime civiltà organizzate su base territoriale. La trasmissione dei messaggi avveniva con segnalazioni acustiche (tam tam, corni, tamburi) o visive (fuochi, segnali di fumo). I romani e i persiani possedevano un eccellente servizio postale garantito da corrieri a cavallo, copiato poi dall’impero carolingio. Per tutto il medio evo e il rinascimento si fece ampio uso dei piccioni viaggiatori.

Il “balzo in avanti” nei metodi di comunicazione a distanza avviene con l’approfondimento della comprensione del fenomeno dell’elettricità, dovuto in gran parte agli studi di Alessandro Volta.

Nel 1937 Samuel Morse negli Stati Uniti, Charles Wheatstone e William Cooke in Gran Bretagna, misero a punto contemporaneamente un primo rudimentale sistema per la trasmissione di messaggi sotto forma di segnali elettrici. Nel 1874, grazie a Thomas Edison nasceva il primo vero telegrafo, capace di trasmettere contemporaneamente messaggi nei due sensi (oggi si chiamerebbe sistema full duplex!).


Il telegrafo trasmette messaggi lettera per lettera, usando il codice Morse.

L’idea della trasmissione vocale a distanza continuava ad affascinare la comunità scientifica del tempo e dopo pochi anni Antonio Meucci mise a punto il primo telefono elettrico di tipo moderno, brevettato però dallo statunitense Graham Bell nel 1876. Nello stesso anno il solito Edison mise a punto un sistema per la registrazione delle onde sonore, l’antenato dei giradischi moderni.

La seconda metà dell’800 è davvero esaltante per la ricchezza di innovazioni nel campo della scienza e della tecnica. Negli anni fra il 1873 e il 1887 James Maxwell elabora la teoria elettromagnetica della luce e Rudolph Hertz scopre le onde elettromagnetiche, ponendo le basi della trasmissione di messaggi senza fili.

Fino a questo punto, infatti, le comunicazioni a distanza dipendevano dalla presenza di un supporto fisico, fili appunto, per poter avvenire. Adesso diventava possibile sfruttare la propagazione dei campi elettromagnetici nello spazio. I tempi erano maturi e nel 1896 Guglielmo Marconi riuscì a trasmettere un segnale radio fra due località dell’Inghilterra e, nel 1901 dalla Cornovaglia fin negli Stati Uniti, superando l’Atlantico. Per usare le sue parole, “era nata in quel momento la radiotelegrafia a grande distanza”.

Oggi, nell’era della telematica e dei satelliti, sembra del tutto ovvio prendere in mano un cellulare e chiamare un amico o un parente all’altro capo del mondo, oppure ricevere una e–mail con testi e fotografie. Dobbiamo però ricordare con gratitudine il lavoro di questi pionieri che, spesso con sacrifici e a volte senza riconoscimenti, hanno posto le fondamenta delle nostre moderne comodità tecnologiche.

  Click to listen highlighted text! Si tratta di una esigenza avvertita con la nascita delle prime civiltà organizzate su base territoriale. La trasmissione dei messaggi avveniva con segnalazioni acustiche (tam tam, corni, tamburi) o visive (fuochi, segnali di fumo). I romani e i persiani possedevano un eccellente servizio postale garantito da corrieri a cavallo, copiato poi dall’impero carolingio. Per tutto il medio evo e il rinascimento si fece ampio uso dei piccioni viaggiatori. Il “balzo in avanti” nei metodi di comunicazione a distanza avviene con l’approfondimento della comprensione del fenomeno dell’elettricità, dovuto in gran parte agli studi di Alessandro Volta. Nel 1937 Samuel Morse negli Stati Uniti, Charles Wheatstone e William Cooke in Gran Bretagna, misero a punto contemporaneamente un primo rudimentale sistema per la trasmissione di messaggi sotto forma di segnali elettrici. Nel 1874, grazie a Thomas Edison nasceva il primo vero telegrafo, capace di trasmettere contemporaneamente messaggi nei due sensi (oggi si chiamerebbe sistema full duplex!). Il telegrafo trasmette messaggi lettera per lettera, usando il codice Morse. L’idea della trasmissione vocale a distanza continuava ad affascinare la comunità scientifica del tempo e dopo pochi anni Antonio Meucci mise a punto il primo telefono elettrico di tipo moderno, brevettato però dallo statunitense Graham Bell nel 1876. Nello stesso anno il solito Edison mise a punto un sistema per la registrazione delle onde sonore, l’antenato dei giradischi moderni. La seconda metà dell’800 è davvero esaltante per la ricchezza di innovazioni nel campo della scienza e della tecnica. Negli anni fra il 1873 e il 1887 James Maxwell elabora la teoria elettromagnetica della luce e Rudolph Hertz scopre le onde elettromagnetiche, ponendo le basi della trasmissione di messaggi senza fili. Fino a questo punto, infatti, le comunicazioni a distanza dipendevano dalla presenza di un supporto fisico, fili appunto, per poter avvenire. Adesso diventava possibile sfruttare la propagazione dei campi elettromagnetici nello spazio. I tempi erano maturi e nel 1896 Guglielmo Marconi riuscì a trasmettere un segnale radio fra due località dell’Inghilterra e, nel 1901 dalla Cornovaglia fin negli Stati Uniti, superando l’Atlantico. Per usare le sue parole, “era nata in quel momento la radiotelegrafia a grande distanza”. Oggi, nell’era della telematica e dei satelliti, sembra del tutto ovvio prendere in mano un cellulare e chiamare un amico o un parente all’altro capo del mondo, oppure ricevere una e–mail con testi e fotografie. Dobbiamo però ricordare con gratitudine il lavoro di questi pionieri che, spesso con sacrifici e a volte senza riconoscimenti, hanno posto le fondamenta delle nostre moderne comodità tecnologiche. Powered By GSpeech