Quando due corpi collidono,
non si scambiano soltanto velocità.
Si scambiano quantità di moto. Ogni urto nasconde un trasferimento invisibile di impulso, energia e quantità di moto.
Dal rinculo di un’arma agli airbag automobilistici, dalle collisioni tra pianeti agli urti delle particelle subatomiche, la fisica descrive ciò che accade attraverso una delle leggi più potenti della meccanica.
Incidenti automobilistici
Airbag e cinture aumentano il tempo dell’urto per ridurre la forza media sull’organismo.
Biliardo e urti elastici
Le sfere trasferiscono quantità di moto quasi senza dissipare energia cinetica.
Collisioni cosmiche
Asteroidi, pianeti e galassie obbediscono alle stesse leggi studiate nei laboratori terrestri.
Razzi e rinculo
Un razzo avanza espellendo massa all’indietro: è la conservazione della quantità di moto.
Quantità di moto e impulso: definizione, formule, urti e principio di conservazione
La quantità di moto e l’impulso rappresentano due concetti fondamentali della meccanica classica.
Questo approccio è particolarmente potente nello studio degli urti, delle collisioni, delle interazioni rapide e di tutti quei fenomeni in cui è essenziale valutare l’effetto complessivo di una forza durante un intervallo di tempo. In questo capitolo vedremo come la quantità di moto e impulso costituiscano uno dei grandi linguaggi unificanti della fisica.
Idea chiave
La quantità di moto descrive lo stato di moto di un corpo, mentre l’impulso misura l’effetto di una forza applicata nel tempo. Il teorema dell’impulso afferma che l’impulso totale agente su un corpo è uguale alla variazione della sua quantità di moto.
Il terzo linguaggio della meccanica
La meccanica classica può essere descritta attraverso tre grandi linguaggi, diversi ma perfettamente coerenti tra loro:
- descrizione dinamica, basata sulle forze e sulle accelerazioni;
- descrizione energetica, basata su lavoro ed energia;
- descrizione impulsiva, basata su quantità di moto e impulso.
Nei moti lenti e continui può risultare molto efficace il linguaggio dell’energia. Negli urti, nelle esplosioni, nei rinculi e nelle interazioni di brevissima durata, invece, il linguaggio della quantità di moto diventa spesso il più diretto e il più potente.
Definizione della quantità di moto
La quantità di moto è la grandezza vettoriale che misura lo stato di moto di un corpo. Essa è definita come il prodotto della massa per la velocità:
Essendo la massa una grandezza scalare e la velocità una grandezza vettoriale, anche la quantità di moto è un vettore. Essa possiede quindi:
- la stessa direzione della velocità;
- lo stesso verso della velocità;
- modulo pari a \(p = mv\).

La quantità di moto dipende sia dalla massa sia dalla velocità del corpo.
\(\vec{p}=m\vec{v}\)
Se un corpo è fermo, la sua velocità è nulla e quindi anche la sua quantità di moto è nulla. La quantità di moto esiste soltanto quando esiste movimento.
Significato fisico della quantità di moto
La quantità di moto misura lo stato di moto di un corpo e quantifica quanto esso sia difficile da arrestare o modificare mediante l’azione di una forza esterna. Un oggetto molto massivo, anche se lento, può possedere una quantità di moto elevata; viceversa, un corpo leggero ma molto veloce può anch’esso possedere una quantità di moto significativa.
Esempio intuitivo: un camion che si muove lentamente può avere una quantità di moto molto grande a causa della sua massa elevata, mentre una pallottola o un proiettile, pur avendo massa piccola, può possedere una quantità di moto notevole grazie alla velocità molto alta.
Per questo motivo due corpi possono avere la stessa quantità di moto pur avendo masse e velocità molto diverse. È proprio questa proprietà che rende la quantità di moto particolarmente utile nello studio degli urti e delle collisioni.
Attenzione concettuale
La quantità di moto non va confusa con l’energia cinetica. L’energia cinetica è una grandezza scalare e dipende dal quadrato della velocità; la quantità di moto, invece, è una grandezza vettoriale e dipende linearmente dalla velocità.
Perché un corpo piccolo può essere molto pericoloso?
Perché nello stato di moto conta il prodotto tra massa e velocità. Un corpo di piccola massa, se viaggia a velocità elevatissima, può produrre grandi effetti dinamici durante un urto. È proprio questa idea che rende la quantità di moto una grandezza fondamentale nello studio delle collisioni.
Impulso di una forza
Quando una forza agisce su un corpo per un certo intervallo di tempo, essa produce un effetto dinamico che prende il nome di impulso. Nel caso di forza costante, l’impulso è definito come il prodotto della forza per il tempo durante il quale essa agisce.
L’impulso tiene conto non solo dell’intensità della forza, ma anche della durata della sua azione. Una forza molto intensa che agisce per un tempo brevissimo può produrre lo stesso impulso di una forza più piccola applicata per un intervallo di tempo più lungo.
Poiché la forza è una grandezza vettoriale, anche l’impulso è una grandezza vettoriale e possiede la stessa direzione e lo stesso verso della forza agente.
Nel caso più generale, quando la forza varia nel tempo, l’impulso si definisce mediante l’integrale:
\(\vec{I} = \int_{t_i}^{t_f} \vec{F}\,dt\)
Questa formula mostra che l’impulso rappresenta l’effetto complessivo della forza nel tempo, anche quando essa non rimane costante.

L’impulso di una forza rappresenta l’effetto della forza nel tempo.
\(\vec{I}=\vec{F}\,\Delta t=\Delta \vec{p}\)
Teorema dell’impulso
Il risultato fondamentale che collega impulso e quantità di moto è il teorema dell’impulso. Esso afferma che l’impulso totale agente su un corpo è uguale alla variazione della sua quantità di moto:
\(\vec{I} = \Delta \vec{p}\)
Nel caso particolare di una forza costante, il teorema dell’impulso assume la forma operativa:
\(\vec{F}\,\Delta t = \Delta \vec{p}\)
\(\vec{F}\,\Delta t = m\vec{v}_f - m\vec{v}_i\)
Se la massa del corpo resta costante, la variazione di quantità di moto dipende direttamente dalla variazione della velocità:
\(m\Delta \vec{v} = \vec{F}\,\Delta t\)
In forma generale, la seconda legge della dinamica può essere letta come:
Considerando intervalli di tempo infinitesimi, la seconda legge della dinamica assume la forma generale:
\(\vec{F}_{\mathrm{ris}}=\frac{d\vec{p}}{dt}\)
Questa formulazione mostra che la risultante delle forze produce una variazione istantanea della quantità di moto. Su un intervallo di tempo finito, invece, il rapporto \(\Delta\vec{p}/\Delta t\) rappresenta la forza risultante media.
Questa formulazione è particolarmente importante perché mostra che una forza non produce semplicemente un’accelerazione: più in profondità, essa produce una variazione della quantità di moto nel tempo.
Ponte con il capitolo precedente
Il teorema lavoro energia collega il lavoro alla variazione dell’energia cinetica. Il teorema dell’impulso collega invece l’impulso alla variazione della quantità di moto. Sono due prospettive diverse, ma perfettamente complementari, per descrivere il moto.
Confronto tra lavoro ed impulso
| Grandezza | Formula | Collega la forza con | Produce |
|---|---|---|---|
| Lavoro | \(L = \vec{F} \cdot \vec{s}\) | spostamento | variazione di energia cinetica |
| Impulso | \(\vec{I} = \vec{F}\,\Delta t\) | tempo | variazione di quantità di moto |
Il lavoro e l’impulso descrivono lo stesso fenomeno fisico da due punti di vista complementari: il lavoro collega una forza alla variazione dell’energia cinetica attraverso lo spostamento, mentre l’impulso collega la stessa forza alla variazione della quantità di moto attraverso il tempo di azione.
Sistemi isolati e forze interne
Per comprendere la conservazione della quantità di moto è necessario introdurre il concetto di sistema isolato. Un sistema si dice isolato quando la risultante delle forze esterne agenti su di esso è nulla, oppure trascurabile rispetto alle forze interne.
In un sistema formato da più corpi, le forze che i corpi esercitano reciprocamente sono forze interne. Per il terzo principio della dinamica, tali forze si presentano a coppie uguali e opposte; di conseguenza, esse non alterano la quantità di moto totale del sistema.
Negli urti di durata molto breve, le forze interne tra i corpi sono in genere enormemente più intense delle eventuali forze esterne. Per questo motivo, durante l’urto il sistema può spesso essere trattato come isolato.
Il motivo è una diretta conseguenza del terzo principio della dinamica. Le forze interne che i corpi del sistema si scambiano sono sempre uguali in modulo e opposte in verso; i loro impulsi si compensano reciprocamente. Di conseguenza, soltanto le forze esterne possono modificare la quantità di moto totale del sistema.
Il teorema dell’impulso descrive come la quantità di moto di un singolo corpo varia sotto l’azione di una forza. Quando invece consideriamo un sistema formato da più corpi che interagiscono tra loro, emerge un principio ancora più generale: la conservazione della quantità di moto.
Principio di conservazione della quantità di moto
Uno dei principi più importanti della meccanica afferma che, in un sistema isolato, la quantità di moto totale si conserva. Questo significa che, se la risultante delle forze esterne è nulla, la somma vettoriale delle quantità di moto dei corpi del sistema rimane costante nel tempo.
Questa legge è fondamentale nello studio degli urti, delle esplosioni, del rinculo, del decadimento di particelle e in generale di tutte le interazioni tra corpi quando le forze esterne possono essere trascurate.
Applicazioni della conservazione della quantità di moto
1. Il rinculo di un’arma
Quando un fucile spara un proiettile, inizialmente il sistema fucile-proiettile è fermo e la quantità di moto totale è nulla. Dopo lo sparo, il proiettile acquisisce una quantità di moto diretta in avanti; per conservare la quantità di moto totale, il fucile acquista una quantità di moto uguale in modulo e opposta in verso. Questo fenomeno prende il nome di rinculo.
\(0 = M\vec{V} + m\vec{v}\)
Dove \(M\) è la massa del fucile, \(m\) quella del proiettile, \(\vec{V}\) la velocità del rinculo e \(\vec{v}\) la velocità del proiettile. Poiché la massa del fucile è molto più grande di quella del proiettile, la sua velocità di rinculo risulta molto più piccola.

Il rinculo del fucile mostra che, in un sistema isolato, la quantità di moto totale si conserva: il proiettile va avanti e l’arma si muove all’indietro.
2. Esplosioni e separazioni di corpi
Quando un corpo inizialmente fermo si divide in più parti, ad esempio in seguito a un’esplosione, la quantità di moto totale deve rimanere nulla se il sistema è isolato. Questo significa che i vettori quantità di moto delle varie parti devono compensarsi reciprocamente.
Poiché durante l’urto le forze interne sono generalmente molto più intense delle eventuali forze esterne, il sistema può spesso essere considerato isolato. Per questo motivo gli urti rappresentano una delle applicazioni più importanti del teorema dell’impulso e del principio di conservazione della quantità di moto.
3. Urti fra corpi
Quando due corpi collidono, le forze che si scambiano sono interne al sistema. Se le forze esterne sono trascurabili, allora la quantità di moto totale prima dell’urto è uguale alla quantità di moto totale dopo l’urto.
Applicazioni dell’impulso nella vita reale
Il concetto di impulso permette di comprendere molti fenomeni quotidiani e molte applicazioni tecnologiche. L’idea fondamentale è che, a parità di variazione di quantità di moto, aumentare il tempo di interazione consente di ridurre la forza media esercitata.
Idea pratica
A parità di variazione della quantità di moto, aumentare il tempo di interazione riduce la forza media esercitata. È il principio su cui si basano airbag, caschi e molti altri dispositivi di sicurezza.
- airbag: aumentano il tempo dell’urto e riducono la forza media sul corpo;
- caschi protettivi: deformandosi, prolungano il tempo di arresto della testa;
- materassi o reti di sicurezza: riducono la forza dell’impatto aumentando il tempo di decelerazione;
- racchette e mazze sportive: trasferiscono impulso alla palla in tempi brevissimi;
- martello e chiodo: una forza intensa applicata per poco tempo produce un notevole cambiamento di quantità di moto.
Urti ed interazioni impulsive
Un urto è un’interazione molto rapida tra due o più corpi durante la quale agiscono forze intense per intervalli di tempo molto piccoli. In questi fenomeni, il linguaggio della quantità di moto è particolarmente efficace perché permette di descrivere il comportamento del sistema anche quando le forze dell’urto sono difficili da determinare direttamente.
Negli urti, se il sistema può essere considerato isolato, la quantità di moto totale si conserva sempre. Quello che cambia da un tipo di urto all’altro è invece il comportamento dell’energia cinetica.
Distinzione fondamentale
Negli urti di un sistema isolato la quantità di moto si conserva sempre. L’energia cinetica, invece, si conserva soltanto negli urti elastici.
Negli urti anelastici, parte dell’energia cinetica si trasforma in altre forme di energia, come calore, suono, deformazioni permanenti ed energia interna dei corpi.
Urti elastici e urti anelastici
Quando due sfere d’acciaio collidono quasi senza deformarsi in modo permanente, l’urto può essere approssimato come elastico. Quando invece due corpi si deformano, si scaldano o rimangono uniti dopo la collisione, l’urto è anelastico. In entrambi i casi, se il sistema è isolato, la quantità di moto totale resta costante.
Da ricordare
Quando affronti un problema sugli urti, il primo passo non è scegliere una formula, ma chiederti se il sistema può essere considerato isolato. Solo in questo caso puoi applicare la conservazione della quantità di moto; successivamente dovrai stabilire se anche l’energia cinetica si conserva oppure no.
Esercizio guidato: impulso e variazione di quantità di moto
Una forza costante di intensità \(F = 20\,N\) agisce per \(\Delta t = 3\,s\) su un corpo di massa \(m = 2\,kg\), inizialmente fermo. Determinare:
- l’impulso della forza;
- la variazione della quantità di moto;
- la velocità finale del corpo.
Soluzione
1. Calcolo dell’impulso
\(I = F\,\Delta t = 20 \cdot 3 = 60\,N\cdot s\)
2. Applicazione del teorema dell’impulso
\(I = \Delta p\)
\(\Delta p = 60\,kg\cdot m/s\)
3. Calcolo della velocità finale
Poiché il corpo parte da fermo, la quantità di moto iniziale è nulla. Quindi:
\(p_f = mv_f = 60\)
\(2v_f = 60 \qquad \Rightarrow \qquad v_f = 30\,m/s\)
Esercizio guidato: urto completamente anelastico
Un corpo di massa \(m_1 = 2\,kg\) si muove con velocità \(v_1 = 6\,m/s\). Esso urta un secondo corpo inizialmente fermo di massa \(m_2 = 4\,kg\). Dopo l’urto i due corpi restano uniti. Determinare la velocità finale comune.
Soluzione
Poiché il sistema può essere considerato isolato durante l’urto, si applica la conservazione della quantità di moto:
\(m_1v_1 + m_2v_2 = (m_1 + m_2)v_f\)
Poiché il secondo corpo è inizialmente fermo, \(v_2 = 0\), quindi:
\(2 \cdot 6 + 4 \cdot 0 = (2 + 4)v_f\)
\(12 = 6v_f\)
\(v_f = 2\,m/s\)
Osservazione
In questo urto la quantità di moto totale si conserva, ma l’energia cinetica non si conserva interamente: una parte si trasforma in deformazioni, calore e altre forme di energia.
Approfondimento: la scoperta del neutrino e la conservazione della quantità di moto
Lo studio della conservazione della quantità di moto ha avuto un ruolo decisivo anche nella fisica del Novecento. In alcuni decadimenti radioattivi sembrava che una parte della quantità di moto e dell’energia “scomparisse”.
Per risolvere questa difficoltà, Wolfgang Pauli propose l’esistenza di una particella neutra, molto leggera e difficile da rivelare: il neutrino. In questo modo le leggi di conservazione risultavano nuovamente soddisfatte. È uno splendido esempio di come un principio fisico non sia solo uno strumento di calcolo, ma anche una guida per comprendere la natura.
Errori concettuali frequenti
- Confondere la quantità di moto con l’energia cinetica.
- Dimenticare che la quantità di moto è una grandezza vettoriale.
- Confondere impulso e forza: l’impulso dipende anche dal tempo di azione della forza.
- Credere che negli urti si conservi sempre l’energia cinetica.
- Applicare la conservazione della quantità di moto senza verificare che il sistema sia isolato.
- Trascurare il ruolo delle forze esterne quando il sistema non può essere considerato isolato.
In sintesi
- La quantità di moto è una grandezza vettoriale definita da \(\vec{p}=m\vec{v}\).
- L’impulso di una forza misura l’effetto della forza nel tempo: \(\vec{I}=\vec{F}\Delta t\).
- Il teorema dell’impulso afferma che \(\vec{I}=\Delta\vec{p}\).
- In un sistema isolato la quantità di moto totale si conserva.
- Negli urti la quantità di moto si conserva sempre se il sistema è isolato.
- L’energia cinetica si conserva solo negli urti elastici.
Conclusione
La quantità di moto e l’impulso costituiscono uno dei linguaggi fondamentali della meccanica classica. Attraverso queste grandezze è possibile descrivere in modo estremamente efficace l’effetto delle forze applicate nel tempo, comprendere le collisioni, interpretare il rinculo, studiare i sistemi isolati e applicare il principio di conservazione della quantità di moto.
Se il teorema lavoro energia permette di leggere il moto come trasformazione di energia, il teorema dell’impulso permette di leggerlo come variazione dello stato di moto prodotta dalle interazioni nel tempo. Le due prospettive, lungi dall’essere in contrasto, si completano a vicenda e mostrano l’unità profonda della fisica.
Nel capitolo successivo sarà naturale approfondire in modo ancora più specifico il tema degli urti elastici e anelastici, delle collisioni bidimensionali e delle applicazioni del principio di conservazione della quantità di moto in sistemi più complessi.
Metti alla prova la quantità di moto e impulso
Hai appena studiato quantità di moto e impulso. Ora verifica davvero se hai capito.
-
- ✔ Sai distinguere tra quantità di moto ed energia cinetica?
- ✔ Sai applicare il teorema dell’impulso?
- ✔ Sai quando si conserva la quantità di moto?
Se riesci a rispondere senza guardare, sei già a un livello avanzato.
Domanda veloce (livello esame)
Un corpo di massa 1 kg viaggia a 10 m/s e viene fermato in 0,2 s.
Qual è la forza media esercitata su di esso?
Prova a rispondere prima di aprire la soluzione.
Mostra soluzione
\(\Delta p=p_f-p_i=0-mv=0-1\cdot10=-10\,kg\cdot m/s\)
\(F_{\mathrm{media}}=\frac{\Delta p}{\Delta t}
=\frac{-10}{0.2}=-50\,N\)
Il segno negativo indica che la forza è diretta in verso opposto al moto iniziale.
Risposta: la forza media ha modulo pari a 50 N ed è opposta al moto.
Per comprendere a fondo la quantità di moto e impulso, approfondisci anche i capitoli dedicati al
teorema lavoro energia
e alla
dinamica classica,
così da costruire una visione completa e coerente della meccanica.
Per un primo approfondimento esterno, puoi consultare anche la voce dedicata alla quantità di moto.