Gravitazione universale, orbite, satelliti e velocità cosmiche
La stessa forza che fa cadere una mela verso il suolo governa anche il moto dei pianeti, delle lune e dei satelliti artificiali.
La gravitazione universale rappresenta uno dei più grandi tentativi dell’uomo di comprendere l’ordine dell’Universo.
Dalla caduta dei gravi alle orbite della ISS, dalla Luna ai satelliti artificiali, questo capitolo esplora la fisica che regola il moto dei corpi nello spazio e il delicato equilibrio tra forza gravitazionale e velocità orbitale.
In questa lezione analizziamo la gravitazione universale, le orbite, i satelliti e le velocità cosmiche, collegando teoria, simulazione e applicazioni reali.
La gravitazione universale e le orbite rappresentano uno dei vertici più alti della fisica classica.
Con questa teoria, Isaac Newton comprese che la stessa forza che fa cadere un corpo verso la Terra
mantiene anche la Luna in orbita, governa il moto dei pianeti attorno al Sole
e consente ai satelliti artificiali di restare attorno al nostro pianeta.
Il capitolo collega in modo naturale il moto circolare alla
forza centripeta gravitazionale, chiarendo come i razzi propulsori inseriscano un satellite
nell’orbita prevista e perché esso continui a ruotare attorno alla Terra.
Attraverso leggi, formule ed esempi concreti, vedremo come la dinamica newtoniana
permetta di interpretare il moto dei satelliti, la velocità orbitale e le principali velocità cosmiche.
forza centripeta. I propulsori del razzo forniscono la corretta
velocità tangenziale iniziale, mentre la gravità curva continuamente la traiettoria
mantenendola chiusa attorno alla Terra.
6.1 Dalla caduta dei gravi alla legge di Newton
La nascita della teoria gravitazionale segna una delle più grandi unificazioni della storia della scienza.
Per secoli si era pensato che i fenomeni terrestri e quelli celesti appartenessero a due mondi distinti:
da una parte la caduta dei corpi verso il suolo, dall’altra il moto regolare della Luna e dei pianeti.
Newton comprese invece che questi eventi sono manifestazioni della stessa interazione fisica.
Quando un oggetto cade verso la Terra, infatti, il pianeta esercita su di esso una forza attrattiva.
Per il terzo principio della dinamica, anche la Terra subisce una forza uguale e opposta.
Lo stesso ragionamento si estende alla Luna.
Essa non precipita sul nostro pianeta perché possiede una velocità tangenziale sufficiente
a “mancare continuamente” la Terra, restando così in orbita.
Nasce da qui l’idea fondamentale della gravitazione universale:
il cielo e la Terra obbediscono alle stesse leggi.
Il moto della Luna attorno alla Terra, dei pianeti attorno al Sole e la caduta di una mela verso il suolo
diventano quindi aspetti diversi di un’unica meccanica.
la stessa forza che fa cadere i corpi verso la Terra è anche quella che mantiene la Luna e i satelliti in orbita.
6.2 La legge di gravitazione universale
Newton formulò la legge secondo cui due corpi qualsiasi dotati di massa si attraggono con una forza
direttamente proporzionale al prodotto delle loro masse e inversamente proporzionale al quadrato
della distanza tra i loro centri.
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In questa relazione:
è il modulo della forza gravitazionale;
e
sono le masse dei due corpi;
è la distanza tra i loro centri;
è la costante di gravitazione universale.
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La presenza del quadrato della distanza al denominatore significa che la forza diminuisce molto rapidamente
all’aumentare della separazione tra i corpi. Se la distanza raddoppia, la forza diventa quattro volte più piccola;
se triplica, diventa nove volte più piccola.

due corpi qualsiasi dotati di massa si attraggono sempre con una forza diretta lungo la congiungente dei loro centri.
Le due forze hanno uguale intensità e verso opposto, in accordo con il terzo principio della dinamica.
6.3 La gravitazione terrestre e l’accelerazione di gravità
Quando uno dei due corpi è la Terra e l’altro ha massa molto più piccola, la legge di gravitazione universale
porta alla definizione dell’accelerazione di gravità.
Se
è la massa della Terra e
il suo raggio, sulla superficie terrestre vale:
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Questo valore esprime l’accelerazione con cui cadono i corpi in prossimità della superficie terrestre,
trascurando la resistenza dell’aria. La forza peso di un corpo di massa
si scrive allora:
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La gravitazione terrestre non è quindi un fenomeno separato dalla gravitazione universale:
essa ne costituisce semplicemente un caso particolare, riferito all’interazione tra la Terra
e un corpo posto nelle sue vicinanze.

6.4 Campo gravitazionale
Per descrivere l’azione gravitazionale esercitata da un corpo massiccio sullo spazio circostante
si introduce la nozione di campo gravitazionale.
In ogni punto dello spazio il campo rappresenta la forza per unità di massa che agirebbe su una massa di prova.
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Il campo gravitazionale è un vettore diretto radialmente verso il centro del corpo che lo genera.
La sua intensità diminuisce con il quadrato della distanza: allontanandosi dalla Terra, il campo si indebolisce
e, di conseguenza, diminuisce anche l’accelerazione di gravità.
Anche la Luna, pur essendo molto lontana, risente ancora dell’attrazione terrestre.
Tale attrazione non è sufficiente a farla precipitare sul nostro pianeta,
ma basta a curvarne continuamente la traiettoria e a mantenerla in orbita.
la gravità non scompare al di fuori dell’atmosfera terrestre.
Essa agisce anche nello spazio e costituisce la forza che governa il moto di satelliti, lune e pianeti.
6.5 Gravitazione universale e orbite: la forza centripeta
Il collegamento più elegante tra il moto circolare e la gravitazione universale
si ottiene osservando che un satellite in orbita circolare deve essere soggetto a una forza centripeta:
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Nel caso dei satelliti, questa forza centripeta è proprio la forza gravitazionale esercitata dalla Terra:
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Semplificando la massa del satellite, si ottiene la velocità orbitale:
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Questa formula mostra che la velocità necessaria per mantenere un satellite in orbita dipende
dalla massa del pianeta centrale e dalla distanza dal suo centro.
Più il satellite è vicino alla Terra, maggiore deve essere la sua velocità orbitale.
un satellite non rimane in orbita perché “galleggia” nello spazio.
Esso cade continuamente verso la Terra, ma la sua velocità tangenziale è tale da fargli mancare sempre il suolo.
6.5 bis — Il cannone di Newton e la nascita delle orbite
al di sopra dell’atmosfera terrestre.
Se il cannone spara una palla con velocità piccola,
essa cade rapidamente verso il suolo a causa della gravità.
Aumentando la velocità iniziale,
la palla percorre distanze sempre maggiori prima di toccare Terra,
perché il pianeta nel frattempo “si incurva” sotto di essa.
Quando la velocità raggiunge il valore orbitale corretto,
la curvatura della traiettoria coincide con la curvatura terrestre:
la palla continua allora a “cadere” attorno alla Terra senza toccarla mai.
Nasce così il concetto fisico di orbita:
un corpo in orbita è un corpo in continua caduta gravitazionale
che possiede però sufficiente velocità tangenziale per mancare continuamente il pianeta.
Idea fondamentale:
la gravità non smette di agire sul satellite.
Essa continua costantemente a curvarne la traiettoria,
mentre la velocità tangenziale impedisce l’impatto con il pianeta.
Collegamento con il simulatore:
prova a modificare la velocità iniziale del satellite nel laboratorio virtuale:
osserverai esattamente i tre casi descritti da Newton nel suo esperimento mentale.
La gravitazione orbitale è spesso fraintesa perché nello spazio i fenomeni appaiono molto diversi da quelli osservati sulla Terra.
La Luna, la ISS e tutti i satelliti artificiali restano infatti in orbita proprio perché soggetti all’attrazione gravitazionale terrestre.
Esso cade continuamente verso la Terra, ma la sua elevata velocità tangenziale gli fa mancare continuamente il suolo.
L’orbita nasce proprio da questo equilibrio dinamico.
Gli astronauti sperimentano l’assenza di peso apparente perché ISS e astronauti cadono insieme attorno alla Terra.
Una volta raggiunta l’orbita, è la gravità stessa a curvare la traiettoria del satellite.
Idea fondamentale:
l’orbita non è assenza di gravità, ma un moto di caduta continua governato dalla dinamica newtoniana.
6.6 Inserimento orbitale dei satelliti
Il lancio di un satellite richiede due fasi concettualmente distinte.
In un primo momento il razzo lo porta in quota, superando la parte più densa dell’atmosfera.
Successivamente i propulsori forniscono la velocità tangenziale iniziale
necessaria per entrare nell’orbita prevista.
Quando questa velocità è troppo piccola, il satellite ricade verso la Terra.
Se invece assume il valore corretto, può entrare in orbita circolare o ellittica.
Un valore eccessivo, infine, può permettergli di allontanarsi fino a sfuggire all’attrazione terrestre.
i razzi propulsori non “sostengono” continuamente il satellite nello spazio.
Gli forniscono invece la velocità tangenziale iniziale corretta.
Da quel momento la gravità terrestre agisce come forza centripeta
e il satellite rimane in orbita attorno alla Terra.

6.7 Velocità cosmiche
L’analisi energetica e dinamica del moto gravitazionale conduce alle cosiddette
velocità cosmiche, cioè ai valori caratteristici della velocità necessari
per mantenere un’orbita oppure per sfuggire al campo gravitazionale terrestre.
Prima velocità cosmica
È la velocità minima necessaria per porre un corpo in orbita circolare rasente la superficie terrestre:
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Seconda velocità cosmica
È la velocità di fuga, cioè la velocità minima necessaria per abbandonare definitivamente il campo gravitazionale terrestre:
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Questi valori aiutano a comprendere la grande difficoltà tecnica dei lanci spaziali
e l’enorme quantità di energia necessaria per portare un veicolo nello spazio.
6.8 Gravitazione sulla Luna e confronto con la Terra
Sulla Luna l’accelerazione di gravità è molto più piccola rispetto a quella terrestre.
Poiché la massa lunare è inferiore e il raggio del satellite è minore, si ottiene:
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Questo valore corrisponde a circa un sesto di quello terrestre.
Per questa ragione gli astronauti sulla Luna possono compiere salti molto più alti
e i loro movimenti appaiono rallentati e più ampi.

sulla Terra
Questo spiega perché un salto compiuto sulla Luna può raggiungere altezze molto maggiori.
6.9 Keplero, pianeti e sistema solare
Le leggi di Keplero descrivono il moto dei pianeti attorno al Sole e costituiscono uno dei grandi successi
dell’astronomia classica. Newton mostrò che tali leggi non sono semplici regolarità empiriche,
ma conseguenze naturali della gravitazione universale e della dinamica.
- I pianeti si muovono su orbite ellittiche con il Sole in uno dei fuochi.
- Il raggio vettore Sole-pianeta spazza aree uguali in tempi uguali.
- Il quadrato del periodo orbitale è proporzionale al cubo del semiasse maggiore dell’orbita.
La meccanica newtoniana spiega dunque l’ordine del sistema solare e unifica l’astronomia con la fisica terrestre.
6.10 Applicazioni reali: ISS, GPS e satelliti geostazionari
La gravitazione universale non è soltanto una teoria fondamentale della fisica:
sta anche alla base di tecnologie che utilizziamo ogni giorno.
Grazie ai satelliti artificiali sono possibili telecomunicazioni, osservazione della Terra,
previsioni meteorologiche, navigazione GPS e missioni scientifiche.
Un caso particolarmente importante è quello dei satelliti geostazionari.
Essi orbitano con lo stesso periodo di rotazione terrestre e, per un osservatore al suolo,
appaiono fermi nel cielo.
Per questo motivo sono essenziali nelle telecomunicazioni e nelle trasmissioni televisive.
Diverso è il caso della Stazione Spaziale Internazionale.
La ISS orbita a quota relativamente bassa e compie un giro completo della Terra
in circa novanta minuti.
Il suo moto costituisce un esempio reale di equilibrio dinamico
tra velocità tangenziale e attrazione gravitazionale.
6.11 Gravitazione universale e orbite: simulatore interattivo
Il tema della gravitazione e delle orbite trova la sua comprensione più profonda
attraverso la visualizzazione dinamica.
Questo simulatore permette di osservare in tempo reale il moto di un satellite
nel campo gravitazionale di un pianeta.
Modificando velocità iniziale, quota e condizioni di lancio,
è possibile comprendere perché un satellite può cadere,
restare in orbita oppure sfuggire al campo gravitazionale.
un satellite non “galleggia” nello spazio:
la gravità lo fa cadere continuamente verso il pianeta,
mentre la velocità tangenziale lo porta continuamente in avanti.
L’orbita nasce dall’equilibrio tra questi due effetti.
Come usare il simulatore
- Imposta la velocità iniziale del satellite;
- Osserva la traiettoria risultante;
- Confronta con la velocità orbitale e la velocità di fuga;
- Modifica i parametri e osserva come cambia il moto.
Casi fondamentali:
- Velocità troppo piccola: il satellite cade verso il pianeta;
- Velocità corretta: il satellite entra in orbita;
- Velocità troppo grande: il satellite fugge.
Esperienza guidata
- Imposta una velocità iniziale molto bassa → osserva la caduta;
- Aumenta gradualmente la velocità → osserva quando compare l’orbita;
- Aumenta ancora → verifica la fuga gravitazionale;
- Prova a stabilizzare un’orbita circolare regolando finemente la velocità.
Esercizi guidati
- Determina sperimentalmente la velocità minima per ottenere un’orbita stabile.
- Verifica come cambia l’orbita aumentando la quota iniziale.
- Individua il valore della velocità di fuga.
- Descrivi qualitativamente la differenza tra orbita circolare ed ellittica.
Verifica concettuale
- Perché un satellite non cade direttamente sulla Terra?
- Qual è il ruolo della velocità tangenziale?
- In che cosa consiste la velocità di fuga?
- Perché la gravità può essere interpretata come forza centripeta?
Il moto orbitale è un caso particolare di moto sotto l’azione della forza gravitazionale.
La traiettoria di un satellite dipende esclusivamente dalle condizioni iniziali:
velocità e posizione determinano se il moto sarà di caduta, orbitale o di fuga.
6.12 Problem solving tecnico
- Calcolare la forza gravitazionale tra due masse di
e
poste a distanza di
. - Determinare il valore dell’accelerazione di gravità a una quota pari al raggio terrestre.
- Spiegare perché la Luna non cade sulla Terra pur essendo soggetta alla sua attrazione.
- Determinare qualitativamente cosa accade a un satellite se la sua velocità iniziale è inferiore, uguale o superiore a quella orbitale.
- Confrontare il peso di un astronauta sulla Terra e sulla Luna e spiegare le differenze in termini di campo gravitazionale.
6.13 Verifica concettuale
- Perché la legge di gravitazione universale rappresenta una unificazione tra fenomeni terrestri e celesti?
- Qual è la differenza tra forza gravitazionale e campo gravitazionale?
- In che senso la forza di gravità può essere interpretata come forza centripeta?
- Qual è il ruolo della velocità tangenziale nel mantenimento di un’orbita?
- Perché sulla Luna i movimenti risultano più “lenti” e i salti più alti?
6.14 Collegamento concettuale: dalla dinamica alle orbite
Il moto orbitale rappresenta una delle applicazioni più profonde della dinamica newtoniana.
La legge fondamentale
trova infatti una realizzazione concreta
nel caso della gravitazione: la forza attrattiva esercitata da un pianeta su un satellite
genera un’accelerazione centripeta che ne curva continuamente la traiettoria.
Se la velocità tangenziale del satellite è nulla, esso cade radialmente verso il pianeta.
Se la velocità è adeguata, la traiettoria si chiude in un’orbita.
Se invece la velocità supera un certo valore critico, il satellite abbandona definitivamente il campo gravitazionale.
per un’orbita circolare, la forza gravitazionale fornisce esattamente la forza centripeta:
da cui si ottiene la velocità orbitale:
6.15 Le velocità cosmiche
sfuggire al suo campo gravitazionale o abbandonare il sistema solare partendo dall’orbita terrestre.
aumentando la velocità iniziale si passa dalla caduta all’orbita, poi alla fuga dalla Terra
e infine alla fuga dal sistema solare.
Lo studio della gravitazione e delle orbite conduce naturalmente al concetto di
velocità cosmica, cioè del valore minimo di velocità che un corpo deve possedere
per realizzare determinati moti nel campo gravitazionale terrestre.
In particolare, la fisica distingue tre velocità cosmiche fondamentali,
legate rispettivamente all’orbita terrestre, alla fuga dal campo gravitazionale terrestre
e all’uscita dal sistema solare.
Prima velocità cosmica
Corrisponde alla velocità minima che un corpo deve possedere per essere posto in
orbita circolare rasente la superficie terrestre.
Questa grandezza coincide con la velocità orbitale e vale:
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Seconda velocità cosmica
Si tratta della cosiddetta velocità di fuga, ossia della velocità minima necessaria
per allontanarsi definitivamente dal campo gravitazionale terrestre
senza ulteriori spinte.
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Terza velocità cosmica
Rappresenta la velocità minima necessaria per consentire a un veicolo spaziale
di sfuggire non solo all’attrazione terrestre,
ma anche al campo gravitazionale del Sole,
partendo dall’orbita terrestre.
Per la Terra, viene generalmente indicata con un valore vicino a:
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le velocità cosmiche mostrano in modo molto chiaro quanto sia difficile
abbandonare un campo gravitazionale.
Esse spiegano perché i lanci spaziali richiedano enormi quantità di energia
e sistemi di propulsione estremamente potenti.
6.16 Sintesi teorica finale
con una forza che dipende dalle loro masse e dalla distanza che li separa.
Nel caso della Terra, questa interazione si manifesta come accelerazione di gravità,
mentre nel caso di pianeti e satelliti essa diventa la causa del moto orbitale.
Il collegamento con la dinamica è diretto:
la forza gravitazionale agisce come forza centripeta e determina la curvatura della traiettoria.
La natura del moto dipende esclusivamente dalle condizioni iniziali,
in particolare dalla velocità tangenziale del corpo.
Su questa base si comprendono fenomeni fondamentali della fisica e della tecnologia moderna:
orbite satellitari, missioni spaziali, velocità cosmiche e sistemi di navigazione globale.
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la legge di gravitazione universale
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